STORIA DI SEREGNO DALLE ORIGINI ALLA
LIBERAZIONE
-
-
-
1. IL MEDIOEVO
1.1 LE ORIGINI
La storia di Seregno
inizia nel secolo XI. Più precisamente tutto comincia con
una pergamena del marzo 1087, contenente l’atto con il quale Pietro
da Seregno cede parte dei beni da lui posseduti, "in loco
et fundo Seregnio", alla canonica di Sant’Ambrogio
di Milano, da cui si attendeva aiuto e protezione.
 Foto tratta dal cd "L'altra Brianza" |
Le notizie precedenti alla pergamena del 1087
sono molto lacunose. Poiché il villaggio (locus)
appare fin dall’inizio della sua storia dotato di un proprio
territorio (fundus), si potrebbe soltanto ipotizzare
l’esistenza di un centro attivo già in età romana.
Inoltre, tale ipotesi può essere avvalorata anche dal
contesto ambientale in cui Seregno sorge: la fascia pre collinare
della Brianza. Si tratta di una zona che per la presenza di
fiumi e di contrade di primaria importanza che collegavano
Milano ai valichi alpini, passando per Como, è di antico
insediamento e d’intensa romanizzazione. Infine, intorno a
Seregno sorgono centri plebani, divenuti tali nell’alto Medioevo,
come Desio, Seveso, Agliate, Mariano, dove sono stati trovati
resti archeologici di età tardo-antica e che presentano
nel nome derivazioni toponimiche di area latina.
Dunque si potrebbe pensare
ad un’origine pre-medioevale di Seregno, che poi, in età
medioevale, fu aggregato alla pieve di Desio e fortemente favorito,
nel suo sviluppo, dal vicino monastero S. Vittore di Meda che per
tutto il Medioevo s’impose come l’ente ecclesiastico più
prestigioso e potente della zona.
Tuttavia, in mancanza
di elementi veramente validi, è più realistico ipotizzare
l’origine del nucleo insediativo nei secoli dell’alto Medioevo.
Di fatto, è con
il secolo XI e con la pergamena del 1087 che Seregno entra nella
storia. I documenti dei secoli XI e XII presentano Seregno come
un locus; in altre parole un villaggio con una struttura
abitativa analoga a quella degli altri insediamenti rurali dell’epoca:
al centro dell’abitato case, orti e stalle; intorno agli appezzamenti
dei coloni e i campi coltivati; nella fascia più esterna
la brughiera e terreni incolti o destinati al pascolo.
Nel marzo 1139, Ardizzone
del fu Alberto Arienti di Seregno dona, questa volta alla Chiesa
del monastero incasellato di S.Vittore di Meda, un appezzamento
nel territorio di Seregno in cambio di protezione.
Tali richieste di protezione,
certamente verso l’esterno, portano a supporre l’esistenza di un’identità
del villaggio che ha i suoi punti di riferimento da una parte in
un’economia agraria e dall’altra in una dimensione religiosa, che
non sarebbe possibile senza un profondo e radicato legame con la
presenza di un edificio sacro. Nel Medioevo, infatti, la chiesa
del villaggio consentiva agli abitanti di sentirsi parte integrante
di una realtà più ampia e la cui influenza andava
ben oltre la sfera propriamente religiosa.
Nel secolo XIII,
dopo l’età di Federico Barbarossa priva di testimonianze
rilevanti su Seregno, il vecchio locus de Seregni muta
assetto ed assume una diversa fisionomia: quella del borgo.
Una pergamena del 12 ottobre
1206 attesta, per la prima volta, Seregno con la qualifica
di borgo. Ciò significa che Seregno si era ampliato,
si era cioè avviato a diventare un centro rurale più
importante dal punto di vista demografico, sociale ed economico.
Inoltre, anche dal punto di vista giuridico le cose stavano
cambiando. Infatti, la sua posizione si sarebbe presto rafforzata
non soltanto nei confronti degli insediamenti minori del contado,
ma anche nei confronti delle città.
 Foto tratta dal cd "L'altra Brianza" |
Proprio la presenza di
un ceto di piccoli imprenditori (mercanti, artigiani, piccoli proprietari
terrieri) aveva favorito la crescita demografica del villaggio originario
e con essa il passaggio da villaggio a borgo.
La prima e sicura testimonianza
della presenza di un organismo comunale del borgo risale al 1273.
Il 14 luglio 1273 Umberto della Torre, figlio di Napo della Torre
signore di Milano, attribuì le terre al Ceredo Albergado
Rossi e Arnoldo Pessina, eletti rappresentanti del Comune di Seregno
dall’assemblea dei capifamiglia.
Tuttavia, poiché
nel 1273 il comune del borgo presenta già proprie strutture
e funzioni, è possibile ipotizzare la sua origine più
antica.
D’altra parte non si
può pensare che a Seregno, già borgo nel 1206, non
fosse funzionante fin dai primi anni del Duecento un ordinamento,
per quanto embrionale, di tipo comunale.
Seregno, in ogni caso,
sebbene il monastero di Meda continuasse a rappresentare un punto
di riferimento costante sia dal punto di vista sociale sia economico,
non riuscì a sottrarsi all’egemonia del più potente
comune cittadino. Infatti, ruotò nell’orbita di Milano sia
per quel che riguardava l’amministrazione della giustizia sia per
la gestione del potere politico
Pertanto Seregno e Meda
si trovarono spesso coinvolti nella lotta cruenta che, fra Duecento
e Trecento, oppose Torriani e Visconti per la conquista del potere
su Milano e sul suo contado. I Torriani espropriarono le monache
del monastero di Meda di gran parte del loro patrimonio, data l’importanza
strategica in cui si trovava, tra i comuni di Milano e Como. Stessa
sorte per la pianura del Ceredo che, due volte usurpata dai Torriani
e due volte ad essi confiscata dal comune di Milano, fu definitivamente
restituita al monastero di Meda nel 1311.
I cittadini di Seregno,
dopo essersi consegnati nel 1273 a Cassone della Torre, nel 1277
ebbero un ruolo decisivo nella battaglia che il 20 gennaio segnò
la disfatta dei Torriani. Nel 1305, per ancora una volta motivi
di opportunità politica, tornarono a consegnarsi a Martino
della Torre, figlio di Cassone, che fu eletto podestà del
borgo con consenso unanime di tutti i membri del consiglio comunale.
Questo dimostra il precario equilibrio che caratterizzava la vita
dei borghi e dei villaggi del distretto di Milano negli anni della
lotta tra le opposte fazioni dei Torriani e dei Visconti, fino al
definitivo trionfo di questi ultimi.
1.2 IL
BORGO: STRUTTURA E COMPITI
 Foto tratta dal cd "L'altra Brianza" |
Il periodo compreso
tra il 1270 e il 1320 è senza dubbio il periodo meglio
documentato sulle vicende medioevali di Seregno. Attraverso
i documenti del monastero di S. Vittore è possibile
ricostruire i vari aspetti della vita quotidiana, i ruoli
e i compiti dei funzionari del comune, la struttura del borgo.
Alla fine del secolo
XIII, Seregno si presentava come un borgo strutturato in due
parti: la parte superiore e quella inferiore. A ciascuna di
esse corrispondevano due fagie (strade o contrade)
che erano: il Vescocito e la Serbugia nella parte alta del
borgo; la Valera e S. Ambrogio nella parte bassa.
In ognuna delle due parti vi era una piazza dove convergevano le rispettive
contrade.
Davanti alla piazza della parte
alta vi era la chiesa di S. Vittore, mentre in quella bassa la chiesa
di S. Ambrogio.
Sulla piazza maggiore,
davanti alla chiesa di S. Vittore, vi era il palazzo del comune
(domus comunis o hospitium). Nella stessa piazza si
riuniva l’assemblea dei capifamiglia (concione) per il rinnovo
annuale delle cariche o per le decisioni più importanti.
Nel palazzo comunale si radunava, invece, il consiglio comunale,
formato da dodici membri, ai quali si affincavano quattro consoli.
Nel borgo risiedeva inoltre il gastaldo del monastero di Meda, con
compiti di controllo amministrativo del consistente patrimonio del
Ceredo.
Lo sviluppo della parte
inferiore era invece legato all’espansione delle contrade convergenti
sulla piazza antistante la chiesa di S. Ambrogio, più recente
rispetto a quella di S. Vittore.
In età moderna
ci fu una differenziazione di carattere sociale e culturale che
portò addirittura alla soppressione delle due chiese dell’antico
borgo per far posto ad una nuova chiesa, l’attuale basilica di S.
Giuseppe.
Tuttavia, al di là
delle differenze di carattere culturale, il motivo che determinò
secolari antagonismi tra le due parti del borgo era di natura fiscale.
Infatti, gli abitanti di S. Ambrogio, giacché membri di una
chiesa non autonoma, ma subalterna, alla più antica chiesa
di S. Vittore, a sua volta dipendente dalla pieve di Desio, dovevano
versare le decime tre volte: per il prete che andava ad officiare
nella loro chiesa, per il clero di S. Vittore e per la pieve.
S. Ambrogio rivendicava
l’aspirazione a godere degli stessi diritti e doveri, anche sul
piano economico: è questa la vera ragione dei secolari antagonismi
che opposero le contrade di S. Ambrogio a quelle di S. Vittore.
La soluzione si trovò soltanto quando, nel Settecento, fu
eliminata alla radice la causa del contendere, abolendo le due chiese
e costruendone una nuova che aggregava tutti gli abitanti del borgo
in un unico centro religioso, con gli stessi diritti e gli stessi
doveri.
1.3 I CAMBIAMENTI
ALLA FINE DEL MEDIOEVO
Nel corso del secolo XIV, sotto la dominazione dei Visconti, Seregno
conobbe un ulteriore e decisivo sviluppo fino a diventare, come
risulta da un documento del 1369, un vicariato per l’amministrazione
della giustizia. Poi, nel 1385, Seregno entrò a far parte
del capitanato della Martesana (il territorio corrispondente all’attuale
Brianza). Dal 1412 al 1419, nel tentativo di ristrutturazione centralizzata
dell’intero ducato, fu sottoposto direttamente alla giurisdizione
di Milano.
Dopo il periodo della
Repubblica Ambrosiana (1447-1450), la dominazione dei Visconti,
il 6 marzo 1450 fu istituita la pieve di Desio, nella quale rientrava
anche il borgo di Seregno. Poco dopo, nel 1465, si ha la prima visita
pastorale al borgo di Seregno da parte dell’arcivescovo di Milano
Stefano Nardini.
Dopo una serie di mutamenti
politici, a seguito soprattutto della lunga guerra tra il re di
Francia Francesco I e l’Imperatore Carlo V, il borgo di Seregno
passò, nel 1530, ai Gallarati, poi dal 1580 al 1713 ai Manriquez
de Mendoza.
Per quanto riguarda la
struttura del borgo, essa, pur restando inalterata nella sua organizzazione
fondamentale, presenta nuove contrade, come quella del Pomirolo
o quella del Paradiso, nei pressi di S. Ambrogio. Soprattutto sono
presenti nuovi elementi: il fossato che cingeva l’abitato e la porta
della Serbugia, che permetteva l’accesso al borgo da Est e lascia
supporre l’esistenza di una cerchia muraria, con la presenza di
altre porte in corrispondenza delle quattro contrade originarie.
In realtà, il
vero cambiamento ambientale deriva da un elemento insediativo completamente
nuovo: la cascina. Del tutto assenti fino al secolo XV, questi abitati
rurali piccolissimi, spesso costituiti da un solo edificio, compaiono
proprio tra il Quattrocento e Cinquecento lungo i margini più
esterni del territorio della parte inferiore. In esse si deve scorgere
l’origine delle attuali frazioni. Dal censimento catastale del 1546,
risultano censite cinque cascine, la più importante delle
quali è quella del Ceredo, di proprietà del monastero
di S. Vittore, con tre famiglie.
1.4 LA TORRE DEL BARBAROSSA
 Foto tratta dal cd "L'altra Brianza" |
Il più antico
ed importante monumento architettonico di Seregno è
senza dubbio la torre civica del Barbarossa, che si trova
al centro dell’abitato accanto all’abside dell’antica chiesa
di S. Vittore, soppressa nel 1781.
La torre civica
è detta del Barbarossa poiché si ritiene, per
tradizione, che sia stata voluta dall’Imperatore Federico
Barbarossa per essere utilizzata come punto di avvistamento
lungo la linea Como-Milano al tempo delle lotte con i comuni
lombardi.
In effetti, l’indagine
storico-artistica del monumento presenta una prospettiva abbastanza
diversa. Innanzitutto della "Torre" non si è
trovata traccia documentaria anteriore al 1567, quando la
descrisse il padre gesuita Leonetto Clivone, invitato a Seregno
da Carlo Borromeo per la visita pastorale. Questa resta ad
oggi la prima testimonianza ritrovata.
In assenza di fonti
storiche più antiche non è possibile pervenire
ad una datazione immediata e sicura del monumento. Si può
soltanto procedere per via indiretta.
In ogni caso la
conclusione più plausibile è che la cosiddetta
"Torre del Barbarossa", sia stata in origine il
campanile della prima e più antica chiesa di Seregno,
la chiesa di S. Vittore.
Inoltre, dal punto di
vista storico-architettonico, l’età romanico-gotica si addice
completamente a quel che rimane della chiesa di S. Vittore. Infatti,
nelle pietre dell’abside semicircolare ed in alcune ogive interne
la chiesa reca impressi i segni tipici di quello stile architettonico.
La sua esistenza, sebbene di origine più antica, è
documentata alla fine del Duecento e non vi è alcun dubbio
che la chiesa fosse dotata di un campanile.
Il campanile è
stato sicuramente sottoposto a diversi rimaneggiamenti. Quello decisivo
lo subì nel Quattrocento in occasione della guerra condotta
da Francesco Sforza per la conquista di Milano, durante la quale
si servì dei campanili come punti di osservazione. Pertanto
furono fortificati anche i campanili lungo la linea Melzo-Vimercate-Carate-Seregno-Cantù.
In quella fase, l’antico campanile della chiesa di S. Vittore, potrebbe
aver assunto quell’aspetto guelfizzante che ha lasciato perplessi
gli storici dell’arte che fanno risalire al secolo XII, cioè
all’età del Barbarossa, la torre civica di Seregno.
2 DALLA META’ DEL
CINQUECENTO AGLI INIZI DEL SETTECENTO
2.1 IL TERRITORIO
 Foto tratta dal cd "L'altra Brianza" |
Le prime notizie certe sull’ampiezza
del territorio di Seregno risalgono alla metà del secolo
XVI. In un documento redatto il 12 febbraio 1558 dal console
Francesco Rossi (Compartito del perticato de Comune et
de territorio de Seregnio) risulta che il territorio del
borgo si estendeva per quasi 20.000 pertiche (circa 1.200
acri).
Il censimento del 21 gennaio
1546 attribuisce a Seregno 851 abitanti; nel 1576, l’anno
della prima epidemia di peste, due cronisti dell’epoca parlano
di 4.000-5.000 abitanti. Si tratta, tuttavia, di cifre indicative,
che si basano soltanto su valutazioni personali.
Più attendibili sono i
dati che possiamo ricavare dagli atti delle visite pastorali:
durante la visita di Carlo Borromeo nel 1579 gli abitanti
sono 2.320, che diventano 2.963 nel 1596.
Nel 1604, all’epoca della visita di Federico Borromeo, comincia
una flessione: gli abitanti sono 2.570 e 1.953 nel 1650.
Nel XVIII abbiamo un risalita: nel 1754, in occasione della
visita pastorale di Monsignor Antonio Verri, gli abitanti
sono 3.382.
Sull’andamento demografico –
come risulta dai registri dei battezzati (liber baptismorum)
e da quelli dei morti (liber mortuorum) - hanno senza
dubbio inciso alcuni avvenimenti importanti: due epidemie
di peste, nel 1576 e nel 1630, tre gravi carestie, nel 1629,
nel 1635 e nel 1649, e i disagi dovuti alle continue guerre.
2.2 LA STRUTTURA POLITICO–AMMINISTRATIVA
Per descrivere la realtà
politico–amministrativa di Seregno, bisogna considerare innanzi
tutto la realtà del ducato di Milano. Il duca Francesco Maria
Sforza, morì nel 1535 senza lasciare eredi ed il suo Stato
fu oggetto di contesa fra le maggiori potenze europee. La pace di
Cateau-Cambresis (aprile 1559) sancì infine la supremazia
della Spagna in Italia e, quindi, sul ducato di Milano.
Con la morte di Carlo
II (1700) e con le paci di Utrecht (1713), Rastadt (1714) e con
la definitiva pace di Aquisgrana (1748), tutti i possedimenti spagnoli
in Italia, compreso il ducato di Milano, passarono all’Austria.
La Brianza era compresa
nel cosiddetto "contado della Martesana" con centro a
Vimercate. Seregno apparteneva alla pieve di Desio, creata il 6
marzo 1450 dagli Sforza. Sempre a Desio aveva sede il podestà,
con compiti di amministrazione della giustizia e tutela dell’ordine
pubblico. Nei borghi come Seregno, invece, le strutture amministrative
erano più semplici: c’era soltanto un console che presiedeva
le assemblee della comunità. Tali assemblee, a Seregno, avvenivano
sotto il portico "Subeda", nella piazza della chiesa di
San Vittore.
Dopo una serie di vicende
che vede il borgo di Seregno passare a Lucia Marliani, al nobile
Giacomo Gallarati e alla Camera Regia, nel 1713 il borgo è
acquistato all’incanto dal marchese Paolo Gerolamo Castelli.
2.3 DALLA DOMINAZIONE
AUSTRIACA ALLA RESTAURAZIONE
Con la definitiva annessione
del ducato di Milano all’Austria, nel 1748, tutto lo sviluppo della
Brianza ne è condizionato. In questa prima parte del ‘700,
seregno ha un territorio che si estende per circa 27 mila pertiche.
Le famiglie residenti sono 458 per un totale di 3.300 abitanti.
Un borgo, dunque, notevole, per il numero di abitanti, ma povero
nelle strutture.
Se da un lato la vita
economica era abbastanza bloccata, diverso era il discorso per la
vita religiosa e delle istituzioni ecclesiastiche di Seregno. Tali
istituzioni, infatti, furono trovate in buone condizioni in occasione
della visita pastorale del 1754 di monsignor Antonio Verri, protonotario
apostolico.
Quando il 15 maggio 1796,
Napoleone Bonaparte entra a Milano e istituisce la Repubblica Cisalpina,
anche Seregno, e i paesi della Brianza, mutano dal punto di vista
politico. A Seregno, il governo della città è affidato
ad un triunvirato, formato da Giovanni Trabattoni, ricco possidente,
Paolo Mazza, sacerdote, Giovanni Battista Formenti, studente.
Seregno entrò
a far parte dell’amministrazione del Regno Italico come comune di
seconda classe (superava i 3.000 abitanti), del Dipartimento dell’Olona.
L’agricoltura conobbe un notevole sviluppo e l’industria cominciava
a muovere i primi passi. Tuttavia la carenza di strutture pubbliche
continuò a condizionare, anche in età napoleonica
la vita degli abitanti del borgo.
La Restaurazione (Congresso
di Vienna del 1815) consolidò la presenza dell’Austria in
Italia, ma le legittime aspirazioni delle popolazioni brianzole
di autonomia vennero meno. I contadini, colpiti dalle carestie e
vessati dal governo, si ribellarono e, in tutta la Brianza, si verificarono
tumulti. Nel 1849 è prolungata la linea ferroviaria da Monza
a Camnago e la stazione di Seregno entra in funzione il 6 ottobre
1849. Questo favorì l’incremento dell’attività industriale
del borgo, soprattutto per la lavorazione meccanica del cotone e
del commercio.
3
DALL’UNITA’ D’ITALIA ALLA LIBERAZIONE
3.1 Vita Amministrativa
 Foto tratta dal cd "L'altra Brianza" |
Al termine della seconda guerra
d’indipendenza, nel periodo di passaggio tra la dominazione
austriaca e l’estensione delle leggi del Regno di Sardegna
alla Lombardia, l’amministrazione dei Comuni restò
di competenza dei Deputati politici.
A Seregno il Deputato politico
era Luigi Colli.
Il 24 gennaio 1860 si tenne
l’assemblea elettorale per la nomina dei consiglieri comunali.
I seregnesi iscritti nelle liste elettorali erano 250; il
voto, infatti, era concesso soltanto ai possidenti benestanti
ed istruiti.
Il 25 febbraio 1860 Carlo Silva fu nominato Sindaco.
Tra le prime decisioni del Consiglio
Comunale ci fu il cambiamento del nome delle vie in onore dei protagonisti
del Risorgimento (Vittorio Emanuele, Cavour, Garibaldi).
Il Sindaco si preoccupa,
inoltre, di dare una sede adeguata al Municipio, in grado di ospitare
non solo gli uffici, ma anche le scuole, la Guardia Nazionale e
i Reali Carabinieri. Dopo aver scartato alcune proposte di acquisto,
il Consiglio decide di costruire un edificio nuovo, in piazza degli
Olmi. La progettazione fu affidata all’ingegnere Seveso che presentò
un progetto che prevedeva una spesa pari a Lire 19.238,41. I lavori
furono ultimati nel 1863. Questa è la parte più antica
dell’attuale palazzo municipale.
Questi primi anni di
vita comunale furono caratterizzati da difficoltà amministrative
e da continui cambi di sindaci e giunte (Carlo Silva, Giuseppe Trabattoni,
Giovanni Maria Silva) sino al gennaio 1866, quando fu eletto Sindaco
l’avvocato Pietro Abbiati, rimasto in carica sino alla sua morte,
avvenuta l’11 maggio 1867. L’anno successivo, il 14 giugno 1868,
è eletto Paolo Silva che manterrà la carica per sette
anni.
Con l’elezione a sindaco
di Cipriano Colli, il 9 marzo 1882, ci fu uno sviluppo notevole
per Seregno. Si costituì anche la Banca Popolare di Seregno
che cominciò a funzionare il 2 novembre 1886.
Alle elezioni amministrative
del 1902, Colli si presentò come candidato dei clericali,
suscitando stupore e polemiche per questa sua decisione. Colli fu
riconfermato Sindaco, nonostante il mancato accordo tra liberali
e cattolici. Nel maggio 1903 il Sindaco, per evitare lo scioglimento
del Consiglio e l’arrivo di un commissario, diede le dimissioni
e si ritirò dalla vita politica.
3.3 I primi anni
del ‘900
Nel luglio 1903 il Consiglio
comunale elesse Sindaco Antonio Perego. La nuova Giunta, presentò
un bilancio preventivo che prevedeva un incremento delle tasse per
far fronte alle spese per la manutenzione delle strade e la costruzione
di un nuovo cimitero.
Alle nuove elezioni amministrative
del 1905 Antonio Perego fu riconfermato Sindaco. Tuttavia la Giunta,
a causa delle continue polemiche sulla gestione dell’ospedale, non
ebbe vita facile. Inoltre, le casse del Comune presentavano un forte
passivo che la Giunta avrebbe voluto ripianare con l’aumento del
dazio. La proposta non passò a causa delle forti proteste
della stampa socialista, poiché la nuova tassa colpiva i
più poveri.
Nel giugno 1907 si svolsero
le elezioni amministrative parziali per l’elezione di dodici consiglieri.
I liberali, che sostenevano l’amministrazione Perego, non furono
in grado di presentare una lista di candidati e si astennero.
Dimessosi Perego, fu
eletto Sindaco Antonio Viganò, un industriale tessile. La
Giunta dovette per prima cosa preoccuparsi del dissesto delle finanze
comunali.
La Giunta Viganò
ebbe il merito di affrontare diverse importanti questioni amministrative,
fra cui l’avvio delle pratiche per la municipalizzazione dell’Azienda
del gas, concluse con un referendum nel 1915.
Tuttavia, a causa delle
polemiche del 1911 in occasione delle celebrazioni per il 50° anniversario
della proclamazione del Regno Italia, le elezioni amministrative
del 1914 furono vinte largamente dai cattolici.
3.4 Dalla
Grande Guerra alla Liberazione
Con la I Guerra Mondiale,
sebbene l’Italia restasse almeno inizialmente neutrale, la mutata
situazione internazionale cominciava a condizionare la vita quotidiana.
Nel settembre 1914 giunsero a Seregno 600 militari e, ben presto,
cominciarono a farsi sentire gli effetti negativi della loro presenza.
Era pertanto comprensibile il malcontento della popolazione che
provocò l’intervento delle autorità militari. La situazione
divenne sempre più difficile: nel febbraio 1915 l’Azienda
municipale invitò i cittadini a diminuire i consumi di gas
per mancanza di carbone per la produzione, mentre i prezzi continuavano
a salire.
Il 4 novembre 1918 giunse
la notizia della vittoria. L’entusiasmo tuttavia ebbe breve durata.
Infatti, la crisi economica legata alla riconversione dell’industria,
l’aumento del costo della vita e la mancanza di lavoro provocarono
una ripresa del malcontento operaio e contadino.
Il 9 aprile 1921 a Seregno
si costituisce il Blocco di Azione e Difesa Sociale. Il 22 aprile
1921 il Blocco costituì il Fascio di Seregno. Durante la
campagna elettorale per le elezioni politiche del maggio 1921, la
vita del paese fu turbata da numerose azioni violente da parte dei
fascisti. Le elezioni videro a Seregno l’affermazione dei Popolari.
Le provocazioni fasciste contro i cattolici e il clero locale ripresero
con forza nel 1923.
Il 19 marzo 1923, al
termine della messa, i fascisti assalirono un gruppo di giovani
cattolici. Poche ore dopo, nonostante un tentativo di mediazione
del Sindaco, fu devastata la loro sede. La Giunta diede le dimissioni,
nel tentativo di pervenire ad una soluzione della grave situazione
e, dopo un incontro con il prefetto, ritirò le dimissioni.
Tuttavia il 22 settembre
la prefettura ordinò un’ispezione amministrativa con l’evidente
intento di colpire il Sindaco e la sua amministrazione: Seregno,
infatti, era uno dei pochi comuni della Brianza in cui il fascismo
faticava ad affermarsi per la forte ed organizzata presenza dei
socialisti e, soprattutto, dei cattolici. Nelle elezioni politiche
dell’aprile 1924, mentre i risultati nazionali avevano visto la
vittoria di Mussolini, a Seregno si affermavano ancora una volta
i Popolari.
La situazione mutò
radicalmente due anni dopo. Nelle elezioni del maggio 1926,
dopo che tutti i partiti erano stati messi al bando, il Partito
Fascista ottenne un’affermazione superiore alle previsioni.
Fu eletto Sindaco Luigi Silva che, quando fu soppressa tale
carica, fu nominato Podestà dal governo.
Il clima politico
era ormai decisamente cambiato.
I liberali, che non avevano
voluto aderire al Fascio o ne erano stati avversari, si erano
definitivamente allineati alle direttive nazionali.
Nel 1931 fu dato l’ordine di sciogliere tutte le associazioni
giovanili cattoliche e contro di esse si verificarono numerose
violenze squadriste.
 Foto tratta dal cd "L'altra Brianza" |
Con l’invasione della
Polonia da parte della Germania (settembre 1939) iniziava la II
Guerra Mondiale. L’Italia rimaneva inizialmente neutrale ma, nel
frattempo, si rafforzava l’apparato militare. In comune fu istituito
il Comitato di resistenza civile ed iniziarono a giungere dal governo
centrale disposizioni sulla difesa terrestre ed aerea. Il 10 giugno
1939 l’Italia entrò in guerra.
Nel gennaio 1940 iniziarono
le requisizioni di rame e furono razionati viveri e carbone: per
molte famiglie cominciarono stenti e fame, che peggiorarono progressivamente
col passare degli anni.
Il 25 luglio 1943 Mussolini
fu esautorato dal Gran Consiglio e Vittorio Emanuele III assunse
il comando delle forze armate. Badoglio, nuovo capo del governo,
ricordò agli italiani che la guerra sarebbe continuata. A
Seregno, grazie al controllo esercitato dal presidio militare, non
si verificò alcun incidente. Nel frattempo, il Podestà
Silva aveva rassegnato le dimissioni ed era stato sostituito dal
commissario prefettizio Umberto Vaccaporti.
L’8 agosto 1943 iniziarono
i pesanti bombardamenti su Milano: molti milanesi abbandonarono
le loro case e si trasferirono in Brianza. Anche a Seregno si trasferirono
diverse fabbriche e giunsero circa 8.000 sfollati, che furono sistemati
nelle scuole.
A seguito l’armistizio
(8 settembre 1943) l’esercito si sfaldò ed anche molti seregnesi
disertarono. Con l’instaurazione della Repubblica di Salò
iniziò la dominazione tedesca.
Quando il 30 aprile 1945,
si vedono arrivare le prime camionette alleate, Seregno, come un
po’ dappertutto in Brianza, è stata già liberata dai
partigiani raggruppati nella 119°Brigata Garibaldi (comunista) e
nela Brigata Colzani della divisione Puecher (cattolica). Nel pomeriggio
del 25 aprile 1945 i partigiani comunisti occupano il Comune e la
Casa del Fascio, mentre i cattolici della Puecher occupano il Collegio
Ballerini dove c’è un distaccamento dell’aeronautica repubblichina.
Il 2 maggio la Giunta
comunale provvisoria tenne la sua prima seduta, i partigiani consegnarono
le armi e furono smobilitati. Il 2 agosto, con un decreto del Prefetto,
l’avvocato Giovanni Colombo, democristiano, venne nominato Sindaco
e riconfermato dopo le elezioni comunali, per la prima volta a suffragio
universale.
Riferimenti Bibliografici
G. Ferrarini, A. Stadiotti, M. Stadiotti
(a cura di) – Seregno: Un paese, la sua storia, la sua anima
– Telesio editrice – Carnate 1999.
E. Mariani – Storia di Seregno – Circolo
Culturale Seregn de la memoria - Seregno 1963
G. Picasso e M. Tagliabue (a cura
di) - Seregno. Una comunità di Brianza nella storia (secoli
XI – XX) – Comune di Seregno - Seregno 1994
|